Frode fiscale su attività lecite e riciclaggio di denaro

frodefiscGIUSEPPE REBECCA, GIANCARLO CERVINO,
Giuffrè editore, 2006 - pp. 534
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(dalla quarta di copertina)
Scopo principale di questo libro è creare un prontuario per l'individuazione, da parte dei professionisti italiani, di quelle operazioni sospette che fanno capo a reati di natura fiscale su operazioni lecite, talvolta effettuate anche con l'ausilio (e/o la complicità) di strutture e professionisti esteri. Questo può verificarsi grazie alla relativa facilità di occultamento e riciclaggio concessa dall'uso di strutture che permettono di nascondere l'identità dei beneficiari economici situati in Paesi in cui l'evasione, e talvolta la frode fiscale, non sono reati puniti penalmente o non rientrano nella categoria dei delitti non colposi e sono solo sanzionati amministrativamente (o addirittura non sanzionati del tutto).

Con questo libro si è voluto quindi realizzare una guida pratica all'individuazione di queste operazioni, alla loro valutazione ed all'analisi dell'impatto di una eventuale segnalazione alle Autorità competenti, non solo per il cliente, ma anche per il professionista. Abbiamo fatto questa precisa, ed invero ardua, scelta di campo perchè riteniamo che la questione della frode fiscale sia uno degli aspetti più delicati dell'antiriciclaggio ancorché, forse non ancora sufficientemente conosciuto e analizzato.

(dalla presentazione del Dr Divo Gronchi, Amministratore Delegato Banca Popolare Italiana)
La nuova normativa anti-riciclaggio, prevista dalla direttiva comunitaria 2001/97/CE e recepita in Italia dal D.Lgs. 56/2004, ha introdotto nuovi obblighi e una pluralità di adempimenti anche per il modo dei professionisti, ai quali sono stati estesi gli obblighi di identificazione, registrazione e segnalazione di operazioni sospette prima imposti alle sole istituzioni finanziare e, in particolare, alle aziende di credito.

Negli ultimi anni, infatti, la globalizzazione dell’economia e la sempre più facile e veloce circolazione di merci, denaro e informazioni hanno favorito la crescita di reati legali al riciclaggio. L’azione di contrasto volta ad arginare tale fenomeno delittuoso ha, in un primo momento, coinvolto in modo molto significativo le banche e gli intermediari finanziari internazionali. Le banche italiane, in particolare, sono di fatto chiamate, sin dall’emanazione della L. 5 luglio 1991 n. 197, a dimostrare, sul terreno dell’antiriciclaggio, la loro capacità di percepire il “rischio criminalità” e di fronteggiarlo. Da allora, le banche non si limitano più alla tradizionale ricognizione dei documenti bancari specificamente richiesti dalle autorità competenti, ma adempiono ad obblighi di attivazione e di collaborazione propulsiva con le pubbliche istituzioni, caratterizzati dall’onere di effettuare una valutazione delle operazioni finanziarie, sotto i profili sia soggettivo sia oggettivo, suscettibile di sostanziarsi nella c.d. segnalazione di operazioni sospette di cui all’art. 3 della L. 197/91.

La lotta al riciclaggio non ha soltanto valenza inibitoria del reato sottostante. Il riciclaggio è un cancro per l’economia e per i mercati perché, inficiando la regolarità delle transazioni, impedisce la trasparente e corretta effettuazione degli scambi, per giungere alla scorretta determinazione di prezzi e quantità. Le banche, quali figure che peculiarmente intermediano liquidità, sono state perciò prontamente individuate quali primi collaboratori in questa importante lotta. D’altronde, l’attività bancaria consiste nel conoscere a fondo il cliente, selezionarlo secondo il merito creditizio, e sostenerlo finanziariamente, se meritevole. La banca, pertanto, in virtù della sua attività specifica, è tenuta a conoscere le caratteristiche del cliente ed è in rapporto ad esse che deve essere percepito il carattere anomalo dell’operazione, da intendersi quale contraddizione tra operazione proposta e profilo economico-finanziario del cliente.

Tuttavia, l’esperienza ha dimostrato come l’intervento circoscritto a banche ed intermediari non sia sufficiente. Si è reso quindi necessario coinvolgere nella lotta al riciclaggio altri operatori economici, quali sono, per esempio, i dottori commercialisti, gli avvocati o i ragionieri, che talvolta possono essere in possesso di informazioni utili all’identificazione delle operazioni c.d. sospette. Essi sono ora tenuti ad una serie di obblighi amministrativi, grazie ai quali le autorità di controllo dovrebbero essere in grado di condurre indagini più efficaci e di giungere in tempi brevi al beneficiario di operazioni illecite.

A tale riguardo, c’è da segnalare come tra i liberi professionisti sia sorta qualche perplessità in merito all’utilità di tale nuova disciplina. Il dibattito è stato sinora molto vivace, sotto questo particolare aspetto, ed è evidente che solo la pratica e la dottrina potranno dare quelle indicazioni che non sempre sono così chiare.

In tale contesto, deve considerarsi che l’esperienza applicativa registrata dalle aziende di credito ha potuto giovarsi della circostanza che l’attività bancaria è tradizionalmente sottoposta a specifiche norme di vigilanza, le quali “mirano ad assicurare l’efficienza dei mercati, la promozione della concorrenza, la correttezza dei comportamenti, l’onorabilità degli esponenti aziendali, la trasparenza degli assetti proprietari e dei rapporti con la clientela,l’efficacia dell’assetto organizzativo e dei controlli interni , contribuendo ad ostacolare l’utilizzo dei meccanismi finanziari per operazioni di riciclaggio” (Provvedimento del Governatore della Banca d’Italia del 12 gennaio 2001- Istruzioni operative per l’individuazione di operazioni sospette). Esiste una chiara connessione tra vigilanza sugli intermediari e disciplina antiriciclaggio: alle banche è stato imposto di adottare politiche aziendali coerenti con le regole e i principi della disciplina antiriciclaggio e, in particolare, di assumere le opportune iniziative per affinare la conoscenza della clientela, predisporre un efficace sistema dei controlli interni per la rilevazione e la gestione del “rischio di riciclaggio, adottare una procedura per la segnalazione delle operazioni sospette che, mediante l’adozione di parametri predeterminati, garantisca “certezza di riferimento per il personale, omogeneità nei comportamenti e applicazione generalizzata all’intera struttura” (Istruzioni, cit.) attuare vaste e profonde riforme al proprio sistema organizzativo, esaltando in particolare il ruolo della funzione di controllo; impostare ed attuare una attenta opera di formazione ed aggiornamento del personale. Ciò ha comportato una profonda riforma della struttura organizzativa, i cui costi sono stati sostenuti nella consapevolezza che essi devono essere correttamente intesi come investimenti destinati a produrre un ritorno in termini di utilità economica, sia per le singole aziende sia per il sistema e i mercati.

Le indicazioni che i professionisti potranno trarre dalla prassi potranno quindi inquadrarsi nella considerazione generale che un impegno attivo e convinto contro l’infiltrazione criminale nelle attività finanziarie ed economiche comporta un vantaggio competitivo per l’intero sistema in cui il professionista svolge la propria attività insieme alle imprese. Nel presente volume, gli autori Giuseppe Rebecca e Giancarlo Cervino, dopo una panoramica degli obblighi imposti dalla nuova disciplina, si propongono di fornire ai professionisti un prontuario utile per l’individuazione soprattutto di quelle “operazioni sospette” che fanno capo a reati di natura fiscale su operazioni lecite, effettuate con l’ausilio (se non anche con la complicità) di strutture e professionisti esteri.

Soprattutto nei paesi in cui l’evasione e la frode fiscale non rientrano tra i reati puniti penalmente o per i quali sono previste soltanto sanzioni amministrative, risulta più facile occultare e riciclare denaro per importi significativi senza essere identificati. Il libro si propone di realizzare una guida pratica all’individuazione di queste operazioni, alla loro valutazione e all’analisi dell’impatto di una eventuale segnalazione alle autorità competenti dell’attività stessa non solo del cliente, ma anche del professionista. Il suo taglio, essenzialmente pratico ed operativo, è destinato ad offrire ai nuovi utenti indicazioni utili e concrete.

(dalla prefazione)
Le professioni liberali nel settore economico sono sempre più impegnate e alle prese, da qualche anno, in Italia, con maggiori carichi di adempimenti gestionali e amministrativi. L'introduzione delle nuove normative contabili relative agli IAS, la riforma della disciplina delle società, l'istituzione dell'IRES sono novità che hanno fortemente interessato in questi anni la vita professionale di coloro che forniscono assistenza in campo economico, finanziario o ragionieristico ad imprese sempre più esigenti e sofisticate.

Nel contempo, l'attività professionale ha subito un appesanti-mento di nuovi adempimenti formali (privacy e, ora, antiriciclaggio). In qualche caso, ciò ha anche comportato una riduzione della produttività e redditività degli studi professionali, cui hanno indubbiamente concorso anche l'incremento della concorrenza interna e internazionale e la pressione esercitata dalla globalizzazione economica.

La nuova normativa antiriciclaggio, introdotta dalla Direttiva 2001/97/CE e recepita in Italia dal d.lgs. 56/2004, estende alle professioni liberali gli obblighi a cui erano già soggette da circa quindici anni le banche e gli intermediari finanziari. Si tratta di normative che tendono, più che a migliorare l'efficienza del sistema o la protezione del cliente, ad evitare o ad arginare il fenomeno, cresciuto in questi anni in misura invero preoccupante, di inquinamento dell'economia bianca da parte di denaro ed interessi di personaggi della cosiddetta economia nera, cioè l'economia le cui risorse provengono da delitti compiuti individualmente o nell'ambito di organizzazioni criminali.

Quando questi mezzi derivano da attività illecite che sfuggono alle normali regole legali dello Stato di diritto, la concorrenza diventa sleale, e la possibilità di prevaricazione ed influenza da parte di questi soggetti sugli operatori economici onesti diventa allarmante. Nella maggior parte dei casi, poi, i responsabili di tali delitti non agiscono mai in prima persona nel reinvestimento di questi proventi, ma "comprano" (sia con soldi oppure tramite ricatti o estorsioni) imprenditori e professionisti dapprima onesti e li arruolano alla propria causa.

Ecco che allora diventa estremamente difficile distinguere il buono da quello che solo in apparenza lo è. Per contrastare questo inquinamento, sempre più diffuso e age¬volato dalla globalizzazione dell economia e dalla circolazione sempre più facile di merci, di denaro e, soprattutto, di informazioni, ci si è resi conto che le Autorità di controllo nazionali non sono più sufficienti, vuoi per la carenza aggettiva di mezzi, di fondi e di risorse, vuoi anche per gli ostacoli all'accesso delle informazioni necessarie a realizzare le indagini in tempo utile ad accertare il delitto o a rendersi conto del fenomeno. Per contribuire a questa azione di contrasto si cerca quindi di cor¬rere ai ripari coinvolgendo tutta la parte onesta dell'economia. I primi ad essere stati chiamati a questa missione sono state appunto le banche e gli intermediari finanziari internazionali, poiché il principale mezzo di inquinamento è costituito dal denaro e dai mezzi di pagamento assimilati (come dicevano i nostri antenati latini: "pecunia non olet ").

Con il tempo ci si è accorti che il contributo del settore bancario e finanziario, seppur determinante, non è talvolta bastevole all'identificazione di queste operazioni di riciclaggio su scala mondiale, proprio perché la complessità delle stesse, aumentata dal coinvolgimento di strutture societarie collocate nei cosiddetti "paradisi fiscali", fa sì che questi intermediari non abbiano sempre tutti gli elementi di valutazione a disposizione per poter cooperare efficacemente.

Il dottore commercialista, il ragioniere o l'avvocato sono molte volte in possesso, proprio perché seguono e consigliano il cliente, di informazioni che possono permettere di individuare molto più agevolmente certe operazioni di riciclaggio o di inquinamento dell'economia bianca da parte di quella marcia. Sulla base di queste considerazioni è stata avvertita la necessità di coinvolgerli. L'economia nera ha purtroppo due facce: una che trae la propria ricchezza da attività criminali che producono ricchezza, quali lo spaccio di stupefacenti, il commercio di armi, le rapine, i sequestri, le estorsioni, etc, ed uri altra che crea una ricchezza occulta proveniente da un indebito risparmio d'imposta realizzato sui proventi di attività perfettamente lecite.

Si fa chiaramente riferimento alle attività di frode e di evasione fiscale che creano nel mercato una concorrenza sleale da parte di chi ha a disposizione maggiori capitali derivanti da un risparmio d'imposta illecito, realizzato con attività perfettamente lecite di produzione, commercio ed erogazione di beni e servizi. Per i professionisti sorge quindi l'onere, molto delicato e complesso, non solo di individuare le operazioni che facciano capo, direttamente o indirettamente, a criminali "classici", ma anche ad imprenditori con il vizio della fattura falsa che molte volte riescono ad aggirare anche i pur rigorosi controlli e verifiche del professionista che li assiste, del tutto inconsapevole.

Non si vuole in alcun modo giustificare la condotta, anch'essa criminale, di chi froda il fisco regolarmente o occasionalmente, ma soltanto segnalare le difficoltà oggettive per i professionisti nel rilevare anche questa parte di inquinamento, assai meno evidente della prima, ma non per questo numericamente meno importante. Oltre a fornire una panoramica degli obblighi imposti dalla nuova normativa, cosa fare e come farlo, lo scopo principale di questo libro è di creare un prontuario per l'individuazione di quelle "operazioni sospette" che fanno capo a reati di natura fiscale su operazioni lecite effettuate anche con l'ausilio (e/o la complicità) di strutture e professionisti esteri, come spesso accade nelle operazioni più importanti grazie alla facilità di occultamento e riciclaggio concessa dall'uso, per esempio, di strutture che permettano di nascondere l'identità dei beneficiari economici situate in Paesi in cui l'evasione e talvolta la frode fiscale non sono reati puniti penalmente o non rientrano nella categoria dei delitti non colposi e sono solo sanzionati amministrativamente (o non sanzionati del tutto).

Con questo libro si è voluto quindi realizzare una guida pratica all'individuazione di queste operazioni, alla loro valutazione ed all'analisi dell'impatto di un'eventuale segnalazione alle Autorità competenti dell'attività stessa non solo del cliente, ma anche del professionista. Abbiamo fatto questa precisa scelta di campo perché riteniamo che sia uno degli aspetti più delicati della questione, forse non sufficientemente conosciuto e compreso. Si può essere certi che il dibattito sarà molto vivace, sotto questo particolare aspetto, e che la pratica e la dottrina potranno dare quelle indicazioni che non sempre sono così chiare ed evidenti.

Conclude il libro una sintetica analisi della normativa secondo il punto di vista dei professionisti, di coloro cioè che dovranno applicare queste norme.